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Le gole del Melfa

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Riprendendo il nostro Cammino, che si avvia ormai verso la conclusione, da Arpino affrontiamo la penultima tappa: quella che conduce a Roccasecca attraversando un’area naturalistica di primitiva, selvaggia bellezza: le Gole del Melfa. Si tratta di un luogo assolutamente magico, in cui davvero si può assaporare il gusto di una natura primordiale. Purtroppo, a causa di una diga che sbarra l’alto corso del fiume, il Melfa rimane secco per buona parte dell’anno. Ma quando c’è acqua, il Melfa è un fiume bellissimo, con salti e rapide che attirano canoisti dall’Italia e dall’estero. Il Tracciolino, la strada che le attraversa per intero, offre continuamente scorci mozzafiato sul fiume, incassato tra le ripide pareti delle montagne, e sui dirupi che ritmano il paesaggio delle gole. Sui suoi fianchi più impervi nidificano numerose specie di rapaci, tra cui il nibbio, il falco, il gheppio; e, negli ultimi tempi, le gole ospitano anche le aquile reali.

Incassato in un’angusta rientranza delle gole, l’eremo dello Spirito Santo è un luogo impervio che sembra essere la sede naturale di eremiti, asceti, persone dedite a vita contemplativa. Il suggestivo eremo è costituito da una chiesetta e da un soprastante complesso di grotte. All’interno della chiesetta, di cui affascina l’assoluta semplicità., un’acquasantiera porta scolpita la data del 1100, mentre il nucleo più antico dell’insediamento, risalente probabilmente all’VIII-IX secolo è costituito dalle grotte, con le celle dei monaci organizzate intorno a un ambiente comune. Un ingegnoso sistema di canalette scavate nella parete rocciosa permetteva di raccogliere l’acqua piovana per convogliarla in una cisterna, le cui dimensioni contenute fanno pensare a una piccola comunità.

Le Gole del Melfa sono attraversate dalla tappa 15 del Cammino di San Benedetto.

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