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Sui luoghi del Cammino 

Collepardo e la Certosa di Trisulti

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Proseguendo sulla tappa 12, riprendiamo il Cammino da Vico nel Lazio. Lasciata questa piccola “Carcassonne” ciociara, dall’imponente cinta muraria, ci inoltreremo negli splendidi monti Ernici, e dopo una bella discesa nel bosco con ampia vista panoramica su una valle verdissima e spettacolare, raggiungiamo Collepardo. Il paesino è un’autentica delizia, in posizione panoramica sopra una valle ricca di acque, e con singolari fenomeni carsici che hanno creato un ampio mondo sotterraneo. Non solo: il centro storico medievale è ricco di casette, vicoli e piazzette che si intersecano in un dedalo di elementi architettonici di grande effetto. Le grotte si aprono circa 30 metri sopra al torrente, che in milioni di anni ha modellato la vallata: lo spettacolo delle stalagmiti e stalattiti, creato dal millenario stillicidio delle acque, è di suprema bellezza. Il Pozzo d’Antullo è una grandiosa voragine ovoidale, di origine carsica, con una circonferenza di 300 metri e una prolfondità fino a 70. Una splendida passeggiata su un’antica strada romana, ancora in parte lastricata, e passando sopra un ponte romano ancora ben conservato, ci introduce nella magnifica Selva d’Ecio, un’area boschiva di particolare pregio ambientale, una delle prime aree tutelate in Italia. In mezzo a questi boschi secolari, si apre un autentico gioiello: La Certosa di Trisulti.

Situata in posizione spettacolare, in mezzo ai boschi degli Ernici, è uno dei monasteri più belli dell’Italia centrale, un luogo ideale per la contemplazione. Venne fondato dai Certosini nel 1204 per volere di Innocenzo III, vicino al luogo dove già nell’anno Mille san Domenico di Sora aveva fatto costruire un monastero. I Certosini vi risiedettero stabilmente fino al 1947, quando furono sostituiti dai Cistercensi della Congregazione di Casamari. Dal piazzale della Certosa, un percorso in discesa in mezzo ai boschi conduce a un incredibile eremo interamente raccolto all’interno di un’ampia grotta, quello della Madonna delle Cese. Un’antica tradizione popolare vuole che un pio e santo eremita, nella prima metà del VI secolo, si fosse ritirato nella grotta delle Cese, e che lì gli sia apparsa la Madonna, che lasciò la sua immagine impressa sulla pietra

La bellezza orrida e selvaggia, la mistica solitudine di questi luoghi alpestri, da tempo immemorabile sono stati di forte richiamo per le anime desiderose di ritirarsi a vita eremitica: e nemmeno noi potremo rimanere indifferenti al loro fascino tremendo.

Virtual tour: Centro storico e roccaGrottePiazza Massimo tolomei


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